Un bilancio davvero SOCIALE |
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Un documento di 50 pagine per fotografare la situazione di "Un anno impegnativo". Numeri e parole per raccontare l'attività del Centro Astalli di Trento a sostegno dei rifugiati e dei richiedenti asilo, in un anno che ha visto, conseguentemente allo scoppio del conflitto in Libia, l'arrivo di più di 200 persone in Trentino. Assistenza legale, accompagnamento sociale e culturale, corsi di lingua ed un costante lavoro, svolto con il coordinamento del Cinformi e della Provincia Autonoma di Trento, verso un'accoglienza concreta, rispettosa della persona, in rete con il territorio: queste le attività riportate nel bilancio sociale 2011. Interventi concreti accompagnati da uno spirito critico capace di inserirsi nel dibattito locale e nazionale attorno alle dinamiche delle migrazioni ed alla gestione del fenomeno migratorio, per costruire percorsi di vera integrazione e di dignità.
Proponiamo di seguito l'introduzione, ed alcuni estratti significativi, del bilancio sociale del Centro Astalli di Trento.
Per scaricare interamente il bilancio sociale 2012 in formato word clicca il link qui sotto:
UN ANNO IMPEGNATIVO
Nei primi mesi del 2011 è diventato massiccio, pur del tutto sostenibile, l’afflusso di persone straniere che in fuga dalla guerra di Libia e dalle rivolte in Tunisia e in Egitto hanno cercato nel nostro Paese un rifugio sicuro ed una speranza di vita dignitosa. Anziché applicare tempestivamente alle persone in fuga gli istituti di protezione previsti dalle convenzioni internazionali e dalla stessa legislazione nazionale in materia di accoglienza in caso di afflussi di massa, il governo allora in carica - vittima della fobia per un’invasione che non c’è mai stata e dell’ideologia del respingimento e dell’esclusione - ha gestito in maniera irresponsabile la situazione degli arrivi.
Solo dopo inaccettabili resistenze il governo ha assunto il dovere di accogliere le poche decine di migliaia di persone che dalla Tunisia e dalla Libia avevano cercato rifugio sulle coste italiane. È stato attivato un piano nazionale che, pur con soluzioni straordinarie, provvisorie e disomogenee, ha almeno garantito l’accoglienza a tutte le persone arrivate dal Nord Africa, redistribuendone l’onere tra gli enti locali del Paese in proporzione al numero degli abitanti.
Assunto l’impegno di organizzare l’accoglienza per poco più di 200 richiedenti asilo, la Provincia Autonoma di Trento ha avviato un proprio piano di accoglienza basato su una iniziale sistemazione nel campo gestito dalla Protezione civile a Marco, in prossimità di Rovereto, e sulla successiva distribuzione dei richiedenti asilo in alloggi situati in varie località, anche piccole e talvolta periferiche, del territorio provinciale. Naturalmente, per costituire condizione davvero più favorevole all’inserimento nella comunità, questa soluzione alloggiativa doveva essere sostenuta da articolati e certo complessi percorsi di accompagnamento sociale e culturale.
Sotto la direzione di Cinformi (il Centro Informativo per l’Immigrazione della Provincia Autonoma di Trento) il progetto di accoglienza provinciale ha previsto di affidare ad alcune associazioni - Centro Astalli, Atas e Punto d’Approdo - la gestione dell’inserimento e della convivenza negli alloggi e nelle comunità locali. Oltre a questa responsabilità il Centro Astalli, sulla base delle sue specifiche e riconosciute competenze, ha assunto il compito dell’informazione e dell’assistenza legale, accompagnando tutti i richiedenti asilo provenienti dal Nord Africa nelle varie fasi della procedura ed, insieme, l’impegno di attivare gli interventi, progressivamente più articolati e complessi, a sostegno dei percorsi di inserimento culturale sociale: dai corsi di lingua italiana al sostegno psicologico, dal corso di prima socializzazione alla realtà lavorativa e sociale del Trentino ai corsi di formazione al lavoro e alla ricerca di varie forme di esperienza lavorativa.
Gli interventi di ricerca del lavoro - ma in generale tutta l’attività di accoglienza - hanno dovuto fare i conti con la pesante realtà della crisi economica che ha picchiato duro anche in Trentino. I nostri ospiti storici hanno incontrato, e continuano ad incontrare, la difficoltà di reperire o di mantenere autonome soluzioni di reddito e di alloggio, mentre i richiedenti asilo provenienti dalla Libia - che in quella terra avevano comunque un lavoro, un reddito e una casa - hanno ben presto cominciato a soffrire la frustrazione per la mancanza di opportunità di lavoro.
Questi molteplici interventi si sono aggiunti alla consolidata attività di tutela e di accompagnamento dei rifugiati cosidetti storici e delle persone straniere vulnerabili: l’ampiezza e la complessità dei nuovi impegni ha fortemente inciso sulla stessa struttura organizzativa del Centro Astalli di Trento, che per far fronte ai nuovi compiti è stato costretto ad accrescere i propri organici. Peraltro nuovi impegni, assunti su richiesta di Cinformi dai primi mesi del 2012, hanno comportato un’ulteriore allargamento della struttura operativa dell’Associazione.
Questa situazione ha richiesto un ripensamento delle stesse modalità operative, irrobustendo in primo luogo la rete di relazioni con soggetti pubblici e sociali del territorio e, soprattutto, impegnando costantemente gli operatori dei vari segmenti di attività in costante percorso di coordinamento e di confronto. Questa attenzione si è imposta come condizione necessaria per garantire maggiori condivisione, unitarietà ed efficacia alla nostra azione e per accrescere la capacità collettiva di lettura e di analisi della realtà, indispensabile per verificare costantemente la adeguatezza degli interventi di accoglienza e anche per rendere più efficace la nostra capacità propositiva nell’interazione con Cinformi.
L’azione di confronto e di coordinamento è stata finalizzata si è resa necessaria non solo per garantire l’efficienza degli interventi, monitorandone l’adeguatezza nell’evoluzione delle situazioni, ma soprattutto per mantenere vivo e costante l’ancoraggio della nostra azione ai valori fondativi dell’Associazione. In questa prospettiva il nostro impegno ha sempre mirato a garantire competenza tecnica delle prestazioni, ma nella dimensione di un’autentica attenzione alla persona. Che non è enunciazione astratta, ma riconoscimento della soggettività piena della persona che accogliamo - ricca di problemi, certo, ma anche di storia, di potenzialità, di domande di dignità.
Questo approccio comporta concretamente la tensione verso relazioni libere da asimmetrie, capacità di ascolto e di lettura dei bisogni, l’attitudine a ragionare per problemi, la costante verifica della propria azione, la capacità di garantire il soddisfacimento dei bisogni primati, ma prestando attenzione anche alla domanda di dignità e di diritti.
Con queste motivazioni l’Associazione ha svolto un’azione determinante nella costruzione delle reti di associazioni che si sono impegnate nella campagna “Italia Sono Anch’Io” e nella campagna per il riconoscimento di un permesso umanitario ai richiedenti asilo provenienti dalla Libia, che si è conclusa con l’approvazione da parte del Consiglio provinciale di una specifica mozione, poi consegnata al ministro Riccardi. Rispetto alla coerenza etica e all’efficacia sociale della nostra attività siamo dotati di sufficiente capacità autocritica per riconoscere parzialità e limiti, ma certo non sono mancati, e non mancano, l’impegno quotidiano e la tensione ideale.
L'ACCOGLIENZA IN CASETTA BIANCA, NON SOLO UN TETTO
Dall’inizio dell’attività effettiva di accoglienza dal mese di dicembre 2006 fino ad oggi, Il Centro Astalli di Trento ha continuato a dare ospitalità ad alcuni rifugiati e a persone con il titolo della protezione sussidiaria o umanitaria nell’immobile denominato Casetta Bianca presso Villa Sant’Ignazio, a Trento.
Le difficoltà del percorso verso l’autonomia.
Lo scopo di questa accoglienza è di agevolare le persone e le famiglie rifugiate nel loro, mai facile, percorso di inserimento nel tessuto sociale trentino e di progressivo raggiungimento di una condizione di autonomia.
A tale fine la Casetta Bianca può ospitare singoli e nuclei familiari in possesso di un titolo di protezione internazionale solo per un limitato periodo di tempo, 8 mesi con eventuale proroga di altri 4 mesi. In realtà, pur avendo un regolamento chiaro ed anche elastico, sono aumentate nel tempo le difficoltà oggettive di alcuni ospiti a raggiungere una condizione di autonomia dopo più di un anno di permanenza in accoglienza.
La situazione è peggiorata soprattutto nel corso del 2010 a causa della crisi economica e della perdita del posto di lavoro di alcune delle persone in accoglienza: gli effetti della crisi per i nostri ospiti sono stati pesanti, essendo per lo più occupati in settori fortemente colpiti dalla riduzione dell’attività produttiva, come quello delle costruzioni. In questo contesto di difficoltà inevitabilmente è diminuito il turn over, che pure si era mantenuto elevato negli anni precedenti. Le persone uscite durante il 2011 sono rimasti sul territorio della provincia, mantenendo la residenza e l’occupazione in Trentino (Mori, Rovereto, Trento): nessuno ha dovuto cambiare provincia a causa della perdita del lavoro o delle difficoltà di inserimento come era successo negli anni passati.
Per un nucleo famigliare composto da 3 persone abbiamo scelto l’aggregazione ad un’accoglienza gestita da una cooperativa sociale dove le persone riceveranno il sostegno di educatori, necessario per un ulteriore percorso di accoglienza ai fini della maturazione dell’autonomia totale. Per tutti gli ospiti rimane sempre forte la preoccupazione per la continuità del lavoro, che rende difficile l’azione stessa di preparazione delle persone all’uscita definitiva dalla Casetta Bianca.
Dalla collina di Trento all’interazione con l’intero territorio.
Uno degli obbiettivi fondamentali della nostra attività di accoglienza, oltre all’aiuto materiale alle persone accolte, è quello di costruire e sostenere esperienze di interazione degli ospiti con la comunità locale. In questa prospettiva la nostra attività di accoglienza non si è limitata all’ambito della collina dove sono situate Villa Sant’Ignazio e il Centro Astalli, ma è stata finalizzata anche alla realizzazione di momenti di incontro, di relazione e di riconoscimento reciproco tra nuovi trentini e trentini autoctoni.
I nostri ospiti sono stati presenze significative nel dialogo con i più giovani della popolazione trentina, in particolare portando direttamente tra i banchi delle scuole trentine le loro storie personali - raccontando il viaggio e le sofferenze - ma anche la ricchezza delle loro culture. In un altro capitolo di questo bilancio sociale, inoltre, è illustrata in modo più analitico l’attività di sensibilizzazione culturale organizzata dal Centro Astalli di Trento nelle scuole superiori in Provincia di Trento.
Ancora in riferimento alla nostra attenzione alle esperienze di incontro tra giovani rifugiati e giovani trentini, abbiamo rinnovato per il terzo anno consecutivo la convenzione di scambio di visite e tirocini presso la sede dell’Associazione con l’Istituto Rosmini di Trento: tra la fine del 2011 e la prima metà del 2012, sette alunni hanno avuto la possibilità di svolgere 30 ore di volontariato con gli ospiti della Casetta Bianca e presso il nostro sportello informativo presso Cinformi.
Gli esiti delle domande di protezione.
Alla fine del 2011 quasi tutti i richiedenti asilo accolti risultano ascoltati dalla Commissione territoriale di Verona, una sezione distaccata della Commissione di Gorizia attivata nel mese di luglio. 61 persone hanno ottenuto una risposta alla loro domanda di protezione: a 12 è stato riconosciuto lo status di rifugiato; a 12 la protezione sussidiaria; a 10 la protezione umanitaria; mentre in 27 casi la commissione ha ritenuto che non ci fossero motivi per riconoscere una qualche forma di protezione.
Il ricorso al diniego è stato presentato da 26 persone, grazie a un accordo dell’associazione Avvocati per la Solidarietà con la fondazione Caritro e alla disponibilità di alcuni avvocati che hanno lavorato in gratuito patrocinio. Una sola persona non ha presentato ricorso ed è potuta rimanere sul territorio grazie a una richiesta di sospensiva del decreto di espulsione, rinnovata di mese in mese nell’attesa di un’eventuale rientro in Libia (e non nel paese di origine).
Fin da subito l’entità dei dinieghi della domanda di asilo è stata valutata con preoccupazione. Le stime fatte, basate sulle domande di asilo per nazionalità presentate in Italia nel 2010, indicavano la possibilità che almeno metà delle richieste avrebbe ricevuto risposta negativa. A fronte di questa situazione non si riscontrava la disponibilità o l’interesse delle persone a rientrare nel paese di origine, mentre la persistente instabilità della Libia rendeva inattuabile qualsiasi programma di rimpatrio nel paese.
In un contesto che sarà più definito solo nella tarda estate del 2012, dopo la probabile chiusura della commissione territoriale di Verona e la comunicazione dei risultati di tutte le domande, si possono evidenziare alcuni aspetti:
1. I cittadini di paesi in cui esiste o è esistita recentemente una situazione di violenza generalizzata quali Somalia, Sudan (regioni del Darfur e del sud Kordofan in particolare), Chad e Costa d’Avorio, hanno elevate probabilità di ottenere una forma di protezione;
2. I cittadini di paesi del Maghreb e dell’Africa centroorientale, in cui se esistono i conflitti sono comunque locali e non nazionali, hanno raramente accesso a forme di protezione, salvo il caso delle persone di etnia Tamasheq (Tuareg).
L’attribuzione di una protezione di tipo umanitario avrebbe riconosciuto in modo più efficace e razionale la condizione di quanti hanno lasciato la Libia a causa dello scoppio della guerra. Molti, infatti, hanno riportato di aver lasciato la Libia perché costretti dai militari o comunque come unica via di uscita dal paese, senza dover pagare alcuna somma. La domanda di asilo non risponde in modo efficace a questa situazione e doveva rimanere un’opzione riservata a chi desiderasse presentarla.
La scarsa adesione a programmi di rimpatrio fa pensare che molte persone intendano rimanere in Italia anche a fronte di un esito negativo della domanda di asilo. L’unica modalità per ottenere un documento di soggiorno è la presentazione del ricorso, che in taluni casi è funzionale ad un prolungamento della permanenza sul territorio piuttosto che alla convinzione di poter presentare ulteriori elementi per una diversa valutazione della propria situazione nel paese di origine al fine del riconoscimento formale di una forma di protezione internazionale. La limitata consapevolezza del significato della procedura di asilo ha poi reso fondamentale un lavoro di informazione e comunicazione, non sempre facile.
Criticità e prospettive.
I principali elementi di criticità riguardano la condizione giuridica degli ospiti del progetto, l’avviamento all’autonomia e la presenza di persone vulnerabili. Sotto il primo aspetto, Centro Astalli ha avviato in provincia un dibattito sul rilascio di permessi di soggiorno per motivi umanitari, impegnandosi in contemporanea affinché tutti gli ospiti del progetto fossero sostenuti nella presentazione del ricorso e nel rilascio di nuovi documenti di soggiorno.
Il secondo aspetto è evidentemente legato al difficile momento del mercato del lavoro. Lo sblocco del regolamento attuativo della nuova legge provinciale sui tirocini potrebbe offrire uno strumento in più per un primo inserimento individuale. Altre azioni andranno valutate nel 2012, per far sì che l’annunciata chiusura del progetto possa offrire prospettive reali alle persone che rimarranno al suo interno.
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